Dopo il successo delle precedenti edizioni, anche la terza edizione della Biennale Internazionale d’Incisione e scultura ha riscosso un notevole consenso, sia da parte del pubblico accorso numeroso in occasione della premiazione, avvenuta il 20 ottobre 2023 all’interno dell’Aula Magna del Convitto Nazionale Delfico di Teramo, sia da parte degli oltre cento artisti che hanno inviato una o più opere a concorso.

Come è stato fatto in precedenza Dante e la sua Divina Commedia sono stati i fili conduttori per i temi di tutte le manifestazioni. La prima, del 2019 riportava il titolo “Libertà va cercando ch’è sì cara…” dal Canto I, v. 71 del Purgatorio, la seconda edizione del 2021 chiamata “Amor mi mosse…” dal Canto II, v. 72 dell’Inferno, mentre il tema proposto quest’anno è tratto dai vv. 70 – 71 del Canto I, del Paradiso che recitano “Trasumanar significar per verba / non si porìa”, per dirla con le parole della prof.ssa Loredana Di Giampaolo “esprimono il concetto di ineffabilità rappresentativa e la difficoltà di rendere con mezzi umani l’esperienza della trasumanazione, cioè l’andare oltre i limiti dell’umano e delle facoltà naturali …”.

In questa edizione hanno partecipato “oltre cento artisti di fama internazionale, provenienti dai cinque continenti”: Argentina, Australia, Austria, Bielorussia, Bosnia ed Erzegovina, Canada, Cina, Finlandia, Francia, Israele, Italia, Macedonia, Messico, Montenegro, Polonia, Repubblica del Sudafrica, Romania, Taiwan e sono state presentate più di 250 opere, “testimonianza di un’arte incisoria e scultorea rivelata attraverso tecniche e linguaggi artistici diversi”.

Questa importante rassegna è stata organizzata dalla Fondazione Pasquale Celommi ETS in collaborazione con l’IIS “Delfico-Montauti” di Teramo ed è una delle attività del Premio Celommi, strutturato in tre categorie: artistica, letteraria e storica. La Biennale si sviluppa in più sezioni: incisioni formato libero, incisioni mm 200×200, mentre la sezione Scultura, ha messo in mostra opere che favoriscono la fruizione multisensoriale, in particolare quella tattile. Gli incisori e gli scultori (della sezione multisensoriale) hanno partecipato aderendo al bando (proposto in più lingue) su base volontaria, mentre altri scultori sono stati coinvolti su invito. Le opere sono state valutate da una competente giuria: Vincenza Capulli, Emidio Di Carlo, Michele De Santis, Massimiliano Donatiello e Luigi La Bella.

Durante la premiazione, evento che ha portato a compimento l’intera rassegna, promossa a partire da ottobre 2022, sono stati premiati gli artisti vincitori, alla presenza delle autorità intervenute.

Riguardo alla sezione delle incisioni con formato libero sono stati premiati: Paweł Bińczycki (Polonia) con l’opera In the ocean I saw Something stronger than me (2023), primo classificato; Agnieszka Lech Bińczycka (Polonia) Prelude (2023), secondo; Manfred Egger (Austria) Rising Beyond II (2022), terzo. Per la medesima sezione sono stati premiati con menzione speciale: Vitaliano Angelini (Italia) con l’opera Lasciate ogni speranza voi ch’intrate (2018); Angelo Bagnasco (Italia) E di subito parve giorno a giorno essere aggiunto… (2023); Isabella Branella (Italia) Non è un inganno (2020); Coletta Cremonesi (Italia) Medusa (2021); Adam Czech (Polonia) At the…spot (2023); Enrico Di Sisto (Italia) Dante e Beatrice (2023); Simone Fochesato (Italia) Talitha Kum (2023); Ignacio Navarro Cortez (Messico) Verdad dolorosa (2023); Maria Antonietta Onida (Italia) Metafore (2022); Giorgio Piccinno (Italia) Innalzamento mistico (2023); Fabio Riaudo (Italia) Presenza (2022); Anna Wajda (Polonia) Meeting of the living light (2023); Gemma Zucconi (Italia) Nelle eterne rote oltre i limiti dell’uomo (2023); è stata inoltre conferita la menzione Fondazione Celommi all’artista Judy Woodborne (Repubblica Sudafricana) Axis mundi world tree (2023).

I vincitori del formato mm 200×200 sono stati: Tania Chou (Taiwan) con l’opera Silent (2022), primo classificato; Salvatore D’Acunzo (Italia) Natività (2023), secondo; Remo Giatti (Italia) I miei fantasmi (2023), secondo; Mario Alimede (Italia) Verso il primo cielo (2023), terzo; Wang Nanhao (Cina) L’attesa (2023), terzo. Una menzione speciale è stata attribuita all’artista Luciano Zarotti (Italia) con la sua opera dal titolo Uno sguardo all’empireo (2023).

In riferimento alle opere realizzate dagli scultori partecipanti su invito, si ricordano Fausto Cheng con due installazioni Epifania (2014) e Preghiera (2017); Marino Di Prospero con i seguenti lavori Angeli (2006), Stretching (2012), Eppur si muove 2 (2012), In direzione ostinata e contraria (2014), Forma arrovellata (2014), Egocentrica (2018) e Voli (2019); segue Angelo Maria Riocci con Nonna sulla seggiola (1972), Arsura (1990), Mano amica (1992), Nido del picchio (2015), No alla guerra (2021), Gli orrori della guerra (2023) e Il trasumanar … (2023).

In conclusione, gli scultori multisensoriali hanno partecipato con i seguenti lavori Franca Frittelli La terra e il gioco (2017), La luce (2020), L’aria e il vento (2021); Maria Angelica Marzulli con l’opera Portale (2021); infine Fabrizio Predali con l’opera dal titolo Rigel (2017).

Tutte le opere appena menzionate, e altre selezionate dalla Giuria, sono state esposte presso il Castello Della Monica, costruzione monumentale e di grande bellezza, sito nella città di Teramo.

Il primo vincitore della sezione formato libero Pawel Binczycki ha presentato la sua opera in linoleografia dal titolo In the ocean I saw Something stronger than me, riflesso di un predisposto bozzetto cartaceo che interpreta il tema dantesco attraverso la figura di una balena che affonda la pinna nelle acque dell’oceano. Il critico d’arte Emidio Di Carlo accosta l’opera al “Libro del Profeta Giona” che viene ingoiato da un pesce nel corso di un naufragio, dopo avere tentato di disubbidire all’ordine divino definendo l’incisione un istintivo riporto emotivo su lastra.

 

 

 

La seconda classificata Agnieszka Lech-Bińczycka nella sua opera Prelude, intaglio e acquatinta su zinco, sposta il punto di vista dell’opera dantesca sull’iniques anima di Beatrice che non riesce a riposare sino a quando non si interfaccia con colui che più avanti vedrà come un maestro. Nell’opera l’artista si riallaccia anche alle sue radici polacche prendendo spunto da uno dei fondatori dell’avanguardia polacca, Władysław Strzemiński, nell’uso di due tonalità di colore che si collocano agli estremi della scala cromatica.

La xilografia su compensato Rising Beyond II di Manfred Egger conquista il terzo posto attraverso l’assenza di figure, l’immagine genera un’atmosfera metafisica che trascende il reale visivo. Dante e Beatrice sono presenti e assenti allo stesso tempo, questo gioco di luce e ombra riflette la visione attraverso l’intelletto e gli ostacoli interni del poeta che coltiva dubbi ed errori come tutti gli uomini.

 

 

Riguardo gli artisti che hanno preso parte al concorso nella sezione formato mm 200×200, il nome di Tania Chou, artista proveniente da Taiwan, spicca al primo posto tra i vincitori con l’opera Silent la cui creazione risale al 2022 con l’utilizzo della tecnica incisoria della maniera nera. L’opera in questione rimanda molto alla dimensione onirica, come se fosse la proiezione di un’immagine, frutto della mente e che non rimanda a un qualcosa di reale. All’interno della composizione ci sono elementi di chiaro scuro, in modo particolare le parti più luminose si riscontrano nelle tre figure geometriche fluttuanti e un piccolo spiraglio di luce fioca, quasi impercettibile, si percepisce sullo sfondo, tutto il resto dell’opera è improntato all’oscurità in cui il nero è la tonalità predominante per gran parte di essa. Il critico Emidio Di Carlo scrive: “I suoi origami, protagonisti indiscussi, si presentano illuminati di luce propria, alla maniera di Caravaggio. La carta è stata piegata a formare con varie sfaccettature le pareti di tre presumibili astronavi che si distinguono nettamente dal buio imperante, indicato dal nero intenso. Forse tali vascelli navigano nel cosmo verso una meta lontana; forse sono la trasposizione creativa di Dante e Beatrice che si stanno dirigendo verso l’Empireo (in alto si intravede una luce soffusa) e forse l’astronave più piccola rappresenta Virgilio che ha lasciato il suo “figlio d’arte”.

 

Un altro artista vincitore è Salvatore D’Acunzo, che con la sua Natività si è guadagnato il secondo posto. L’opera è stata eseguita nel 2023 e le tecniche impiegate sono vernice molle su lastra di rame. I soggetti principali sono volti, di dimensioni differenti. In alto a sinistra c’è una grande immagine di un uomo barbuto; in basso è stata raffigurata l’immagine di un uomo in posizione rannicchiata e nella direzione opposta c’è un’altra figura con la stessa posizione e nella parte destra in alto sono rappresentate altre tre facce; tuttavia non si comprende in modo sicuro se all’interno della composizione vi sono anche figure femminili, tuttavia è molto interessante la particolarità degli occhi privi di iride e pupille, sono infatti realizzati come se fossero dei buchi neri, che non possono vedere nulla, probabilmente questa cecità è l’attesa poco prima della salvezza e quindi prima di accedere alle porte del Paradiso e quindi a una natività vita. A proposito di quest’opera Emidio Di Carlo asserisce: “La luce, che si irradia dal basso verso l’alto, interessa la parte centrale della scena. L’opera è ben strutturata e organica. Il sistema dei personaggi vuole che due siano a forma intera, a latere nella parte inferiore, mentre di altri cinque sono raffigurati solo i volti, posti nella parte superiore dell’opera” inoltre, il critico prosegue dicendo che “la descrizione data dall’artista alla sua opera, Natività, ha qualcosa di freudiano, segnalando un desiderio, un sogno, l’opposizione tra realtà ed inconscio”.

Il secondo posto, a pari merito, è conquistato dal maestro Remo Giatti, con l’incisione realizzata con cera molle, acquatinta su zinco e alluminio, intitolata I miei fantasmi, del 2023. L’artista esprime il tema dell’andare oltre i limiti dell’umano tramite una composizione semplice, geometrica e dotata di forme e linee, con una cromaticità che rimanda al terreno infatti la tonalità marrone simboleggia la terra e quindi il mondo degli uomini; nella parte superiore predominano il bianco e il celeste, colori chiari in cui viene esaltata la dimensione spirituale, nel momento in cui l’uomo si avvicina al mondo ultraterreno in cui regna Dio. Di Carlo sostiene: “Se l’acquatinta produce l’infinto atmosferico, l’incisione in cavo con bulino e morsura acida successiva, liberano il disegno gestuale nel quale si possono immaginare i protagonisti: Dante, sulla destra, nell’atto di librarsi, con istintiva gestualità, e Beatrice, a sinistra, nell’atto naturale del librarsi verso il Cielo”. Nel proseguire la sua analisi il critico continua affermando che “Nella sua opera, Remo Giatti ignora le forme umane dei protagonisti (Dante e Beatrice). Nelle due informità, scaturite dalla gestualità, si hanno solo “fantasmi” che invadono, decorano, si disperdono in un paesaggio immaginario, sensitivo”.

L’artista Mario Alimede, terzo classificato, con l’opera intitolata Verso il primo cielo, ha impiegato la tecnica sperimentale puntasecca su cartone cuoio e maniera nera su rame. In questo caso l’artista si affida al tratto disegnativo – geometrico per manifestare il concetto dell’andare oltre, in modo specifico l’operato dell’artista, per citare Di Carlo “è segnato dalla creatività, mossa a sua volta, da impulsività grafica e da quête spasmodica di due personaggi chiave (Dante e Beatrice) che, sfuggenti, evanescenti, assolutamente privi di ogni indicazione fisica, esprimono così quel “trasumanar” che non si riesce a rendere neanche con l’incisione. L’artista ha usato anche una materia insolita, il cuoio, e non solo il cartone e il rame. L’insieme presenta un intervento coloristico bipolare e tonale: dall’azzurro alla terra di Siena naturale, dal basso verso l’alto. L’area realizzata con la terra di Siena, ha un solo grande protagonista, la Divinità che intende regolare anche la sottostante area nella quale Beatrice segue con naturalezza e senza fatica l’ordine armonico paradisiaco; dal canto suo, Dante, con il suo libero arbitrio indirizzato ora dalla donna – angelo, ma ancora poco avvezzo a questo nuovo regno, tenta un’inaudita ascesa”, probabilmente con l’ardente speranza di essere al cospetto del Creatore.

Infine, al terzo posto a pari merito c’è anche l’artista cinese Wang Nanhao con la sua incisione realizzata nel 2023, tramite maniera nera su rame, dal titolo L’Attesa. Si nota una tematica figurativa diversa, più attuale attraverso la raffigurazione di “Pannelli solari, strutture edilizie piramidali, atmosfere impregnate di luce soffusa, penombra, chiaroscuri, pseudo-architetture metropolitane che illuminano parti contigue, luce prepotente che origina da una lampadina aggettante da un lume cilindrico scanalato”. Di Carlo continua l’analisi dell’opera affermando che “creatività e tecnica di Wang Nanhao sono stati messi al servizio dello stato d’animo dantesco. Tale creatività proviene da un insieme di conoscenze e esperienze e, in primis dall’arte grafica concettuale e cinetico – virtuale […]”.

Molti sono stati gli scultori chiamati a prendere parte alla III Biennale di incisione e scultura; tra questi figura Fausto Cheng legato al territorio teramano che ha presentato due opere: Preghiera del 2017 ed Epifania del 2014. La prima è un’installazione costituita da un tabernacolo combusto da appendere alla parete dove frontalmente trova spazio un cuore dorato da cui scende un cavo terminante con un cono a guisa di peso. L’installazione si presenta incompleta, priva della porta in legno che l’artista aveva previsto con la volontà di introdurre lo spettatore nella visione spirituale che si scorgeva dall’esterno; tuttavia, lo spazio riservato all’opera creava ugualmente l’effetto sorpresa nel visitatore che, tra le sale del Castello Della Monica, era alla ricerca delle opere disseminate nell’edificio. La seconda opera, di dimensioni più contenute tocca ancora l’ambito religioso, questa volta attraverso un gioco di numeri come le quattro uova che simboleggiano le quattro virtù teologali, e la stessa forma dell’uovo, simbolo di vita e di rinascita, molto amato da Piero Della Francesca che lo pone al centro di una delle sue più grandi opere, la Pala di Brera del 1472 ca.

Marino Di Prospero partecipa attraverso la presentazione di più opere realizzate in marmo di Carrara, pietra calcarea, marmo grigioverde e marmo fiori di pesco e rosso Verzegnis; In direzione ostinata e contraria del 2014, l’artista esprime una visione circolare del mondo che non è perfectissimus; la lectura defectiva, data da tre parti che si combinano in un cerchio percepibile ma non realizzato, ha qualcosa di dantesco, poiché indica il progressus e l’exitus, ma anche l’abstractio mentis che è poi il trasumanar di cui parla il Sommo Poeta nel v. 70 del Paradiso, per citare le parole del critico Di Carlo. L’opera presentata nell’edizione 2023 della III Biennale del Premio Celommi Eppur si muove del 2008, in pietra calcarea, ha una struttura architettonica aperta che custodisce, come uno scrigno, una sfera. Il binomio “sfera-cubo” può simbolicamente richiamare la sfera celeste e quella terrena di cui si parla e che si vuole rappresentare all’interno della Divina Commedia.

L’artista Angelo Maria Riocci, che per le sue opere ha sempre preso spunto da quello che offriva la natura, realizza per la III Biennale Gli orrori della guerra (legno, materiali di recupero, spighe di grano in rame), riassumendo nell’opera l’orrore di quanto visto e vissuto e la fragilità e la dolcezza di un bambino che si avvicina alla figura scheletrica con un gesto di umanità. Sempre in occasione della Biennale realizza Il trasumanar e particolari, un’opera complessa in legno d’ulivo e materiali di recupero. Il volto del Sommo Poeta, abbagliato dalla luce divina proveniente da una calotta celeste, è incastonato nella struttura lignea a simboleggiare l’ascesa celeste e l’ineffabile. Se da un lato, l’artista ha voluto riportare un tema attuale che ci tocca da vicino, nella seconda opera, più attinente al tema della Biennale si è lasciato andare a un’arte del bello, più edulcorata.

La III Biennale Internazionale ha ospitato anche la sezione di scultura multisensoriale, coinvolgendo tre artisti diversi tra loro per tecnica e pensiero.

Le opere multisensoriali dell’artista Franca Frittelli (La luce 2020, L’aria e il vento 2021, La Terra e il gioco 2017) offrono un effetto di luci e ombre e la possibilità di sperimentare la diversità della materia attraverso opere in pietra calcarea, bronzo, ceramica e terracotta, creando sculture dalle forme appena accennate, flessibili e giocose prestandosi a una lettura multisensoriale che dimostra una grande apertura verso l’inclusione.

Le opere di Maria Angelica Mazzulli Portale, Portale 2, Portale 3, Portale 4 del 2021 si inseriscono nel settore della Land Art e Urbex, una forma d’arte caratterizzata dall’intervento diretto dell’artista sul territorio naturale e consiste nell’esplorare territori incontaminati. L’artista ha voluto valorizzare la zona del Monte Etra recuperando l’argilla del luogo e realizzando più di 120 volti e applicandoli alla parete rocciosa, fino a staccarsi naturalmente una volta seccati al sole. Mazzulli ha realizzato una fotografia sferica dell’installazione permettendo la sua fruizione in eterno e a distanza grazie a un QRCODE, su piastrina d’acciaio, direttamente incastonato in una pietra naturale, creando un’opera al passo con i tempi.

Fabrizio Pedrali reinterpreta Dante con l’opera Rigel del 2017, la settima stella più luminosa del cielo. Si tratta di una scultura in legno di cedro e di noce lavorato, un’opera che si fa guardare e toccare. Il fruitore può rilevare la presenza del cerchio e del quadrato ed è invitato a esplorare le implicazioni del movimento che stimolano la capacità sensoriale ed è fonte di conoscenza. Rigel, come afferma Di Carlo, è una scultura interattiva che vede Pedrali sulla scia di altri eminenti artisti che hanno compreso l’importanza dell’arte al servizio della società.

In conclusione, gli artisti partecipanti e le loro sublimi creazioni hanno favorito il successo meritato anche a questa edizione della Biennale, portando alla luce un tema sia mistico sia umano, che ancora una volta, è stato estrapolato dalle parole dell’immortale Sommo Poeta, il quale nonostante il suo tempo sia così lontano dal nostro sotto tanti aspetti, tuttavia ciò che non è mutato è la ricerca da parte dell’uomo della felicità piena e di andare oltre, superando i propri limiti e le infinite sfide della vita.

Tutte le foto sono tratte dal Catalogo della III Biennale Internazionale di Incisione e Scultura