FONDAZIONE PASQUALE CELOMMI ONLUS

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FINALITA' ED OBIETTIVI

La Fondazione Pasquale Celommi ONLUS non ha fini di lucro ed è Istituto di cultura teso ad esaltare  i valori morali, etici ed estetici dell’uomo. Essa, nel perseguire esclusivamente finalità di utilità sociale, svolge attività di promozione, di formazione, di ricerca e di studio nel settore della cultura, delle arti figurative e non figurative e della comunicazione in generale. In particolare opera per la tutela, la promozione e la valorizzazione del patrimonio artistico e storico.
La fondazione, altresì, cura lo sviluppo della conoscenza di artisti dell’ottocento e della prima metà del novecento.
Nel suo ambito di competenza, la Fondazione svolge attività sussidiaria a quella statale, nell'ambito di competenza, apportando quelle capacità umane, intellettuali e pratiche, filosofiche e tecniche che rendono la sua missione propulsiva ed efficace.

 


 

Finalità della Fondazione Pasquale Celommi

Scritto di Fulvia Celommi

 

Ho formulato da molti anni il vivo desiderio di realizzare una fondazione che, senza fini di lucro, contribuisse a promuovere la cultura nell’Abruzzo teramano e, possibilmente, oltre questo confine.

Aspetti e configurazioni di ordine logistico hanno determinato difficoltà che, peraltro, avrebbero potuto essere sormontabili assai prima di oggi.

Il tempo trascorso senza realizzare questo mio desiderio costante è valso, però, a definirlo nei particolari, a configurarlo nei suoi aspetti costitutivi e nelle sue finalità in maniera sempre più precisa. La testimonianza e la riprova di questa mia determinazione attraverso gli anni può essere desunta da due atti giuridici da me realizzati nel passato: il primo effettuato per mano del notaio … in data …. al fine di destinare la villa Capuani, da me acquistata in data 2/2/1980 e ubicata in Torricella Sicura, esclusivamente a manifestazioni culturali. L’altro atto giuridico realizzato in data … per mano del notaio ... e finalizzato a studiare e a diffondere l’opera illustre del pittore Pasquale Celommi.

Queste premesse rispondono alle mie ferme intenzioni di realizzare tutto un processo culturale che, coinvolgendo l’arte di Pasquale Celommi e l’eroismo di Mario Capuani, promuovesse, soprattutto nei giovani, l’amore e la ricerca dei più alti valori umani.

La fondazione, da me perseguita durante il corso per lo meno di undici anni, deve rispondere ai seguenti criteri: dovrà configurare una Istituzione preposta ad attuare alcuni miei ideali diventati punti fermi e meta irrinunciabile della mia vita trascorsa tutta nella ricerca delle basi e degli enti culturali finalizzati alla realizzazione dell’umanità dell’uomo desumibile soprattutto dalla ricerca dei più alti valori etici, sociali, estetici. Penso che, solamente in questo ambito l’autore e promotore di una fondazione può sperare di trasferire nel futuro i suoi ideali sociali, civili, etici, estetici, umanitari, in una parola i suoi “ideali” esistenziali perché qualcosa della propria “persona” e della propria “storia” permanga oltre i limiti dell’esistere individuale. Pertanto, proprio la “cultura” intesa in senso lato, è fondamento e causa dell’istituto della fondazione. Nella “Critica del giudizio” Kant sostiene che “…la produzione in un essere ragionevole, della capacità di scegliere i propri fini ed essere perciò libero è la cultura”. La cultura soltanto, infatti, può essere l’ultimo fine che la natura ha ragione di porre al genere umano. Anche per Hegel la “cultura” è intesa quale categoria dello spirito umano che degenerando può condurre un popolo addirittura alla propria rovina. In tal senso, negli scritti di Cicerone e di Varrone, il valore dell’humanitas e della cultura costituiscono una finalità da perseguire attraverso l’esercizio delle arti “buone” quali, ad esempio, la poesia, l’eloquenza, la storia e, regina tra tutte, la filosofia. Quest’ultima soprattutto è finalizzata a creare la consapevolezza dell’umanità dell’uomo, il quale solamente nella vita associata può configurare e promuovere civilmente se stesso.

Sono stati questi i criteri meditati per lunghi anni che mi hanno condotta a perseguire questa finalità anche attraverso le due Istituzioni da me promosse: “Associazione Mario Capuani” e “Associazione Pasquale Celommi” le quali, per altro, senza una sede specifica e, soprattutto, senza un vero e proprio patrimonio non hanno potuto avere concreta realizzazione. Le finalità e i programmi che le caratterizzavano, a distanza di anni, configurano ed esprimono, ancora immutati, gli scopi, le intenzioni, gli ideali perseguiti e da perseguire in quella struttura abitativa che ancora oggi custodisce tante memorie che in quel luogo potranno riproporre e configurare i più alti valori morali.

Oggi, più di ieri, quella villa costituisce un luogo nel quale memorie e cimeli continuano a scrivere una storia illustre che tocca ed esalta vari campi del sapere e realizzano nella molteplicità, varietà, complessità delle istanze conoscitive, la sintesi dei vari saperi indirizzati e volti a formare la sintesi complessa e risolutiva della cultura.

La stessa villa costituisce di per sé una sintesi: ad un attento esame essa risulta costruita per lo meno in due riprese delle quali l’ultima risale chiaramente ai primi anni del ’900 e da ricerche effettuate risulta essere un’opera dell’architetto teramano Alfonso De Albentiis all’epoca assai attivo e famoso per le opere di notevole pregio artistico da lui realizzate. L’immobile insiste su di un terreno adibito a parco ricco di alberi antichi e piante di notevole pregio dovuto anche alla loro storia illustre: questa villa infatti fu abitata ed utilizzata dalla famiglia Capuani costituita da generazioni di medici che studiarono e coltivarono piante terapeutiche. Il parco sul quale insiste questo fabbricato è costituito da una superficie di circa 2000 mq intorno alla casa, e di circa 1000 mq di fronte e più in basso.

Oggi quel complesso riveste un altissimo valore storico non solo per essere una delle rare testimonianze di un linguaggio architettonico illustre oggi desueto, ma anche perché fu luogo di nascita e di attività professionale e sociale del medico martire, medaglia d’oro della resistenza, Mario Capuani. L’eroe, in questa sua casa, costituisce ancora una scuola sociale e civile, intesa a promuovere nell’uomo, i più alti valori che rendono possibile la configurazione della umanità stessa. In questo contesto l’arte, quale conoscenza pura, intesa a cogliere l’essenza del vivere può manifestare le sue valenze, soprattutto metafisiche, e le sue finalità configurabili nelle forme e nelle istanze più complesse e talora eroiche del vivere. Come nessun’altra realtà ed attività umana l’arte può tradurre in valori espressivi il significato intraducibile della vita per renderlo, nelle forme logiche o metalogiche, sapienza eterna.

Dovrà essere questo l’impegno culturale dell’Istituzione che desidero realizzare e che, per conseguire tale scopo, dovrà essere delineata come segue: innanzitutto dovrà essere configurata in sintesi e in simbologia potente le finalità statutarie che essa persegue. Coloro che lavoreranno in questa istituzione dovranno avere come finalità ineludibile del loro lavoro lo steso principio che la pone in essere: la costruzione della persona umana.

Una tale finalità scaturisce oltre che dalle mie esperienze professionali, dalle accezioni culturali più qualificate in ogni momento del processo storico. Lo sostiene Eraclito quando afferma che il carattere dell’uomo è il suo destino ed è il valore che permane nel flusso eterno del divenire: l’essere nell’esistere. Veniva colta con questa affermazione l’unità che ferma e decide, nello scorrere incessante del tempo nel vivere e del vivere nel tempo, l’essenza dell’uomo realizzandone l’umanità.

L’aspirazione che anima la civiltà greca, trasmessa in messaggio supremo al mondo, si raccoglie nel senso dell’unità che qualifica l’uomo come tale, decidendone la sorte. L’Epos di Omero, le costruzioni del pensiero platonico ed aristotelico, la catarsi dei tragici e la proiezione dell’umanità nella categoria del divino, realizzata da Fidia proclamano ciò che resta dell’uomo nel reale che trascorre. Questa unità nella diversità è il destino, l’universale che configura l’uomo, al di là del tempo e dei suoi casi particolari, decidendone la figura e la sorte. È questo l’universale che l’uomo coglie avulso da ogni particolare nella realtà che lo decide come sua sorte irreversibile. Quell’universale, costituito in linee essenziali realizzanti una figura che è schema di strutture caratteriali e non di azioni o di manifestazioni sensibili, i greci chiamavano, proprio alludendo alla permanenza del carattere che non muta nel fluire delle vicende: maschera ossia persona. Con questo termine era colta la fissità implicante l’universale dell’uomo. Nel fluire del tempo che trasmuta uomini e cose, l’umanità, definita nel suo destino, resta, come una maschera, oltre il tempo e le cose. La persona è, dunque, convergenza dell’eterno in un nodo di carattere in cui si realizza l’essenza dell’uomo e che, forse, solo all’arte è dato esprimere compiutamente. Come le sculture di Fidia, i bronzi di Riace, la persona nella civiltà classica costituisce il valore dell’uomo nell’uomo, talora anche al di là dell’uomo e persino contro l’uomo, come purtroppo avviene nello schiavo.

Teramo, 1998

 

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